Si possono solo azzardare previsioni ma una cosa che cambierà sicuramente è la modalità di consumo dell’alimentazione. Sarà proposta nei circuiti di distribuzione classici; da un lato lo snacking e i prodotti on the go, che corrispondono ai nuovi comportamenti nomadi del consumatore, dall’altro i prodotti che consentono la preparazione casalinga. Queste tendenze, in evoluzione nella maggior parte dei paesi occidentali, trovano spiegazione in tre fattori: la ricerca del piacere, che oggi valorizza l’atto del cucinare, e la volontà di controllare ciò che si mangia, oltre al minor costo rispetto ai prodotti già preparati”.

E poi mangeremo cibi che oggi non esistono, o legati ad abitudini alimentari non-autoctone?

Ogni anno, sono decine di migliaia i nuovi prodotti che arrivano sugli scaffali di tutto il mondo.

È interessante constatare che nel settore alimentare e soltanto in questo settore, la mondializzazione non porta all’uniformità alimentare. Ogni paese, ogni regione, dispone delle proprie tradizioni e usi, dei propri costumi e abitudini che restano preservate. Gli italiani non mangiano le stesse cose o nella stessa maniera rispetto agli inglesi o ai tedeschi, e questo elemento non può essere cambiato. Direi anzi, al contrario, la mondializzazione consente di scoprire nuovi prodotti, nuove ricette ed è all’origine di numerose innovazioni. Prendiamo l’esempio del Wasabi, che i consumatori italiani o francesi conoscono da soli 15 o 20 anni e che oggi è divenuto comune. In Europa però lo consumiamo in modo differente, per aromatizzare le patate, per esempio, o i semi salati, ciò che stupisce i giapponesi”.

L'Onu prevede poi una crescita della popolazione mondiale dagli attuali 7 miliardi e mezzo agli 8,5 miliardi nel 2030, nel 2050 si arriverà addirittura ai 10 miliardi. La metà della crescita della popolazione mondiale sarà concentrata in 9 Paesi, India, Nigeria, Pakistan, Congo, Etiopia, Tanzania, USA, Indonesia ed Uganda. La crescita demografica mondiale sarà dunque imponente e porterà ad un aumento della domanda di cibo del 70%. Il cibo consumato attualmente proviene per il 98% dalla terra, solo il 2% dal mare.

L'agricoltura marina potrebbe sfamare il mondo. Finora abbiamo utilizzato mare ed oceano esclusivamente per cibarci di pesci, trascurandone altri componenti commestibili.

Plancton ed alghe sono un esempio di cibo del futuro. Produrre frutti di mare ed alghe a livello industriale: questa sarebbe l'idea. Il plancton è il cibo delle balene, è un complesso di organismi acquatici, vegetali ed animali che vivono sospesi nelle acque lasciandosi trasportare dalle onde. Ricco di minerali come ferro, calcio, fosforo, magnesio, potassio, omega 3 e 6 e vitamina c, viene oggi usato nella cucina degli chef più raffinati. Il sapore? Di mare naturalmente.

Ad essere utilizzato in cucina è il fiotplancton, microrganismi di origini vegetale. Prevista anche la coltivazione di alghe, già molto usate nella tradizione culinaria asiatica. Queste piante crescono velocemente, circa 60 centimetri al giorno, dal seminarle al raccoglierle occorrono solo due settimane. Le stime per un'eventuale produzione sarebbero di 25 tonnellate di alghe in 5 mesi utilizzando un solo ettaro di oceano. Le alghe sono un'importantissima fonte di iodio, sali minerali, contengono più proteine delle verdure di terra, vitamine A, K, B, soprattutto B12.

E infine larve ed insetti di cui l'Unione Europea approva il loro consumo. Il Parlamento europeo ha infatti approvato nuove regole sul commercio di nuovi alimenti, tra cui larve, vermi, insetti. Sarà più facile per i produttori immetterle nel mercato. Nel mondo sono circa 2 miliardi le persone che mangiano insetti. A consumarne di più sono l'Africa, il Messico, e il Sud-Est Asiatico. Gli insetti più apprezzati sono i grilli, cavallette, le locuste, i bruchi di farfalle e le formiche.